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Recensione: Il Liceo di Alessandro Berselli

Nell’ambito della narrativa contemporanea italiana, non sono molti gli autori in grado di innovare realmente lo stile della scrittura, svecchiandola da antichi retaggi stilistici oramai antiquati e allo stesso tempo non cadendo nell’opposto errore di incappare nella banalità retorica. Lo stile di Alessandro Berselli è realmente uno stile moderno e piacevolissimo, sulla scia di buona parte della narrativa americana: attraverso la sua scrittura, il lettore può accedere immediatamente alla vividezza della storia e alla brillantezza dei dialoghi con la fluidità di un film, maturando allo stesso tempo riflessioni su alcuni dei mali della nostra società. La tendenza dell’autore (romanziere noir ed esperto critico cinematografico, nonché docente di tecniche della narrazione), è quella di considerare la scrittura e il cinema come due arti che, più che continuare a influenzarsi l’un l’altra, sono destinate a convergere: se il cinema d’autore ha già acquisito in passato dalla letteratura la capacità descrittiva, la narrazione sta acquisendo i tempi rapidi e la pragmaticità dell’immagine visiva. Ho apprezzato pertanto, oltre che alla trascinante ironia di molti dialoghi, l’immediatezza della presentazione dei personaggi e delle ambientazioni, che non si caricano di lunghe e a volte tediose descrizioni ma che trasportano subito il lettore dentro la storia. In poche righe l’autore fa comprendere il carattere dei personaggi senza dover ricorrere a elementi secondari, tratteggiandone efficacemente l’aspetto interiore: i gusti, le attitudini, gli interessi musicali, letterari e cinematografici. Si ha l’impressione di avere davanti persone reali, che abbiamo già incontrato e con cui- magari- abbiamo discusso del senso della vita davanti a un aperitivo.

Questo è quanto ho avvertito durante la lettura de Il Liceo, un breve romanzo il cui genere si colloca a metà fra il noir e la narrativa di formazione. Protagonista è infatti il giovane Lorenzo Padovani, rampollo della Milano bene e docente dal brillante curriculum, che attraverso il suo contratto in uno dei più prestigiosi Licei privati della nazione si scontra per la prima volta con le dinamiche perverse del mondo adulto, che investono non soltanto lui stesso, ma anche gli adolescenti che è chiamato a tutelare. La visione che Berselli dà in questo romanzo della jeunesse dorée è quantomai realistica: ben lungi dall’essere ritratti come ingenui o sprovveduti, i ragazzi sono descritti come furbi, manipolatori, già corrotti dai vizi degli adulti, e allo stesso tempo irrimediabilmente fragili, impauriti, alle prese con un mondo che troppo presto li ha scaraventati in un inferno dantesco senza dare loro i giusti strumenti per proteggersi. Il Liceo “Modigliani” non è che un microcosmo della realtà adolescenziale, in cui affiorano i problemi del bullismo, della disparità sociale, della violenza di genere. La notizia della misteriosa morte di un’alunna trasforma Lorenzo in un detective alla ricerca della verità, in un delicato equilibrio fra il desiderio di rendere giustizia alla vittima e quello di non gettare fango sul meccanismo di cui anch’egli è un ingranaggio, su quel mondo del lavoro con cui ormai non può che fare i conti. Per questo è attratto e allo stesso tempo talvolta è in conflitto con la giovane collega Milena, la quale rappresenta per il protagonista la voce della coscienza e dell’assoluta onestà intellettuale e spirituale che, in una visione pragmatica della realtà, occorre sapere ascoltare e insieme equilibrare. L’atteggiamento di Lorenzo non è quello del rivoluzionario, che in nome dell’ideale fa fuoco e fiamme e rischia di non raggiungere infine il suo scopo: il protagonista si muove al contrario nella stessa maniera cauta dei suoi colleghi, indagando senza far crollare le fondamenta dell’istituzione in cui si trova, pur non esitando in certi momenti a entrare in aperto scontro con il sistema e i suoi dirigenti. Grazie a questa combinazione di cautela e di determinazione il protagonista giunge, infine, alla verità. In sintesi questo romanzo, nella sua brevità e immediatezza, offre lo spaccato di un mondo- quello di una Milano veloce, che compete a livello internazionale- che riflette la realtà in cui viviamo, con tutti i suoi privilegi ma anche con le contraddizioni della contemporaneità.

6 pensieri su “”

  1. Ciao Lidia questo libro, che come sempre hai ben descritto, mi ricorda per quanto riguarda i film L’attimo fuggente,ovviamente solo in qualcosa. Nel campo letterario invece ritrovo l’impronta di Alessandro D’Avenia il libro dal titolo l’Appello (l’hai letto?) ovviamente il suo racconto si diversifica e sinceramente per la sostanziale diversità, il tuo libro mi ha incuriosito non poco per cui lo terrò in considerazione, mi ha colpito positivamente la descrizione dei ragazzi….. Grazie!!

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